Contro l’industria della morte, azioni in giro per la città di Torino.

Nella giornata di ieri alcun* antimilitarist* hanno affisso una serie di striscioni tra Torino e Caselle Torinese. Il primo ha fatto la sua comparsa nei pressi dello stabilimento Alenia di corso Marche e presentava l’inequivocabile scritta: “L’Alenia produce morte”. L’Alenia è una delle principabili fabbriche d’armi del Piemonte che da sempre è impegnata nella produzione di velivoli bellici, elicotteri, aerei e droni da combattimento. Ne sono un esempio di rilievo gli Eurofighter Thypoon, i cacciabombardieri made in Europe fabbricati a Caselle, gli esemplari AMX, fino ad arrivare ai cassoni alari degli F35 della statunitense Loockeed Martin – costruiti ed assemblati dall’Alenia di Cameri, in provincia di Novara. Un secondo striscione, invece, ha fatto la sua comparsa di fronte alla Microtecnica di Piazza Arturo Graf, azienda sorta nel 1929, acquisita nel 2012 dall’UTC Aerospace Systems (oggi Collins Aerospace), fiore all’occhiello dell’industria aerospaziale di guerra, tra i massimi produttori in Piemonte e in Italia di componenti per cacciabombardieri e dispositivi bellici in campo missilistico ed areonautico. Lo striscione recita: “Chiudiamo le fabbriche di morte!”.
L’industria bellica è un settore alquanto redditizio che non va mai in crisi. Nonostante l’avvento della pandemia la produzione militare è andata avanti come se niente fosse, non si è pensato di fermarla nemmeno per un instante, poiché considerata necessaria, anzi, per dirla con le stesse parole dell’AIAD, la Federazione delle Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza, “essenziale e strategica”. Per chi? Ovviamente per i governi e per i padroni, non certo per coloro che faticano a sbarcare il lunario e che subiscono sulla propria pelle le continue politiche di taglio alla sanità in favore dell’investimento nel comparto Difesa, perfino ai tempi di Covid-19. Le armi prodotte al posto delle mascherine o dei respiratori polmonari a due passi dalle nostre case vengono continuamente rivendute alle superpotenze impegnate nei principali teatri di guerra del nostro pianeta. Le fabbriche di morte sparse sul territorio contribuiscono all’uccisione di uomini, donne e bambini che periscono sotto il fuoco degli Stati nell’attuazione delle loro infime aspirazioni di potere. L’Italia è tra questi, coinvolta in ben 36 missioni militari all’estero al costo di 1,3 miliardi di euro l’anno. L’imperativo non può che essere uno ed uno soltanto: “Organizziamoci e chiudiamo le fabbriche d’armi una volta per tutte, con la lotta!”.
Un’ultima uscita ha avuto luogo su una rotonda di Caselle Torinese dove da anni si trova un Fiat G.91 (poi Aermacchi), in sintesi un ex cacciabombardiere utilizzato dalla pattuglia nazionale delle Frecce Tricolori. Lo striscione aperto di fronte a questo vero e proprio monumento militarista parla chiaro: “Quanti ospedali vale una freccia tricolore?”. Una domanda piuttosto paradigmatica, se si pensa che mentre le frecce continuano a sfrecciare per i cieli delle nostre città ammorbando l’aria di assuefacente veleno nazionalista, in tanti e tante muoiono per le evidenti mancanze di un sistema sanitario sempre più martoriato dai tagli degli ultimi anni. In questi mesi di pandemia il governo ha provato a renderci complici di una strage di stato, soffocandoci di retorica patriottica e coprendoci con un sudario tricolore. L’unione sacra degli italiani nella “guerra” al coronavirus, il sacrificio della libertà per il bene di tutti. Quella che stiamo vivendo, però, non è una guerra. Come al solito i criminali non sono certo fantomatici “untori” che passeggiano per la via, agitati come spauracchio da media e governo. Il nemico comune da contrastare, il virus più pericoloso, sono i veri responsabili dell’attuale massacro in corso e marciano alla nostra testa, sono gli assassini che scaldano le poltrone del parlamento e del governo. Quello di oggi e quelli di ieri. Tutti i governi.
Passo dopo passo ci stiamo dunque avvicinando a questo due giugno, che come ogni anno verrà celebrato con cerimonie militari e appelli patriottici. Noi saremo in piazza Castello a Torino con tutte le precauzioni necessarie, per ribadire che la “normalità” ci sta stretta e non possiamo accettarla. Una “normalità” fatta di spese militari in continuo aumento (26,3 miliardi di euro nel 2020), soldati che pattugliano le strade a scopo repressivo, fabbriche d’armi, prigioni per migranti, basi militari e poligoni di tiro. Siamo disertori, anarchici, senzapatria, e saremo in piazza per opporci a tutti gli eserciti, tutte le frontiere, tutte le guerre. Per un mondo senza confini, stati, padroni; un mondo di liber* uguali, solidali.

Seguono i prossimi appuntamenti della campagna di informazione e lotta antimilitarista cominciata venerdì 29 maggio e che culminerà nel 2 giugno:

Lunedì 1 giugno
ore 10
punto informativo al mercato di Caselle Torinese
https://www.facebook.com/events/1151113385240271/
ore 17
punto info in piazza Libertà/angolo via Garibaldi ad Asti
https://facebook.com/events/s/presidio-antimilitarista/259225485184799/?ti=wa

Martedì 2 giugno
ore 16,30
presidio dei senzapatria in piazza Castello a Torino
https://www.facebook.com/events/718085995400589/

Foto degli striscioni appesi in giro per la città e nei pressi delle Fabbriche della morte.

Fonte:pagina Facebook

Senza Frontiere

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