Tra dolore, perdita dei propri cari, guerra vera e lotta al Covid-19 .

Tra il dolore per la perdita di un caro e la differenza tra il significato di guerra al Codiv e lotta alla pandemica, con una piccola parentesi personale.

Negli anni passati sono stati tanti i parenti e gli amici caduti, parenti anche con cui avevo avuto magari pochi rapporti per il fatto di essermi trasferito a Torino a soli 17 anni, e non avermeli potuti godere nennemo un po, oppure altri a cui ero affezionato è morti per vari motivi e pure giovanissimi e poi anche non essere presente al funerale di mia nonna perché ero in Siria mi fa sentire un po in colpa.
Parenti più o meno a cui ero affezionato, ma anche con molti amici ero molto stra affezionato, magari li ho frequentati e conosciuti a Torino per mesi o per anni, uno è morto a Barcellona e l’altro casualmente anche lui a Barcellona, morti nello stesso modo, entrambi amici uno da pochi mesi uno di anni ma molto affezzionato ad entrambi sopratutto con uno di loro due in cui negli ultimi mesi avevamo fatto molte cose Insieme, lotte, assemblee, cortei Taz oppure occupazioni entrambi morti per la droga, e li che incominciano tante domande in testa sopratutto perché dopo due gg sarei partito per la Siria e anche stavolta non ci sarei stato per l’ultimo saluto, domande per la testa che erano tipo “avevo trasmesso del buono nella loro testa?, si poteva evitare?, perché è successo proprio così?,Poi nel 2014 è arrivata la guerra, nell’estate del 2014 prima in Palestina ed è lì che per la prima vota ho visto gli spari veri, sentire il suono che fa un proiettile quando passa sopra la testa e quando due bambini sono morti davanti ai miei occhi in due venerdì differenti, il venerdì era la giornata di protesta settimanale, ed è li che è scattata qualcosa, in quel periodo l”isis stava avanzando velocemente in Siria ed Iraq e controllava un territorio grande quasi quanto la Gran Bretagna e quindi decisi di partire, sapevo che avrei visto morte e distruzione ma volevo vederla ancora con i miei occhi.
Poi e arrivato il Rojava, e mentre ero lì muore il mio secondo amico sempre a Barcellona e li di nuovo circolano le stesse domande in testa perché anche lui morto nello stesso modo, la droga. Poi da due mesi era arrivata la rivoluzione, lo Ypg e anche lì non potevo essere presente all’ultimo saluto dell’amico morto a Barcellona, in Siria i compagni e le compagna cadevano come fossero pedine da scacchi, se erano amici ho cari conoscenti all’inizio piangevo, poi ad un certo punto o quasi ho smesso di piangere, come se dentro di me si fossero ormai creati degli anticorchi contro la morte, sempre vicinissima in Siria. Ma dopo mesi il dolore si trasforma in malanni, movito, febbre, giramenti di testa e anche voglia di mollare dopo 4 mesi ma grazie ai compagni e alle compagne quel gennaio 2017 duro fisicamente e mentalmente per me e stato superato.
Adesso comprendo il dolore, la rabbia dei parenti, dei figli e delle figlie delle miglia di persone morte a causa del Covid, adesso dopo tutti questi anni mi sembra di comprendere di più il dolore, essere più sensibile al dolore. I morti per il Codiv sono quasi 400,000 mila in tutto il mondo, e sono dati ufficiali e sicuro saranno molti di più visto che a chi muore cioè all’ultimo della classe sociale o povero non viene fatto il tampone per vedere la positività, e mi viene da pensare per esempio alle favelas in Brasile, l’Equador o il Peru dove sono decine le fosse comuni
Io questa rabbia la comprendo, perché lo subita, comprendo se c’è l’hanno con la sanità e la colpa non è dei medici o di lavora negli ospedali, loro stanno facendo di tutto per salvare vite umane ma parlando con amici che lavorano nella sanità pubblica non hanno mezzi e senza di essi e difficile curare e far vivere le persone. Comprendo la loro indignazione, verso la sanità e la politica locale dopo decenni di tagli, perché la morte e qualcosa che ti smuove dentro, ti scombussola, a volte ti fa perdere la regione, ma io credo che i medici e tutto lo staff degli ospedali stiano facendo un’ottimo lavoro ma senza risorse, con pochi mezzi tra le mani e difficile e attenzione le mele marce ci saranno pure li, tra chi dirige reparti oppure ospedali, ci sono ovunque però il problema e del sistema sanitario e del sistema politico che per anni ha creato delle vere società di guadagno anziché dei luoghi dove accudire e curare i malati.
E comprendo il loro dolore perché lo subito decine di volte così come tante volte davanti ai miei occhi mi sono visto svilare decine di morti, di bare magari a causa di un’attacco ISIS o di un bombardamento turco, il dolore per la morte di qualcuno forse è la cosa più dura e peggiore che un’essere umano possa subire, c’è chi riesce a rialzarsi, chi invece cade e non si rialza più, chi invece si lascia andare e diventa un zombi della società, ma poi c’è chi invece decide di lottare per la verità, per far si che un virus che nessuno ancora conosce molto bene, nemmeno gli scienziati, dimezzi i morti grazie agli investimenti sulla sanità anziché su guerre, Muos, TAV oppure F35.
Rilazarsi dal dolore dalla morte e possibile ma solo con la vicinanza di compagni e compagne, amici e amiche, parente e parenti seno da soli e dura, l’essere umano fin dalla nascita non è andato mai lontano da solo, sin dalla nascita ha vissuto in comunità e se si rimane da soli ed è caduto subito dopo, la colpa non è solo sua ma anche nostra perché non siamo stati capaci di stargli vicino.

PS:Attenzione non voglio equiparare la guerra in Siria o in Iraq con la resistenza che si sta facendo al Covid-19 e vi assicuro sopratutto a tutti quelli che parlano di guerra che la guerra non è essere chiusi in casa a guardare Netflix, telefilm o TV ma è paura quotidiana di morire sotto un bombardamento, perdere i propri figli, i propri cari oppure essere sparati in giro per strada.
E ce differenza perché si noi siamo stati due mesi chiusi in casa ma freschi e tranquilli a farci selfie e video loro no, stavano 3 sopratutto stanno in case mezze distrutte, al freddo, nelle tende, con scarsità di cibo e acqua e parlo sopratutto della Siria, dell’Iraq, dello Yemen o della Libia ma sono decine gli esempi che potrei fare.
Questa non è una guerra e una lotta contro una pandemia ed è una cosa totalmente diversa.

Sabato 30 Maggio

Paolo Andolina Pachino

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