Murray Bookchin, per una società ecologica, introduzione del libro.

Trascrizione dell’introduzione del libro di Murray Bookchin “per una società ecologica”

Pensavo di scrivere un libro che brevemente e chiaramente ressumesse il mio pensiero sull’ecologia sociale. Mi sembrava e sembrava a diversi miei amici che potesse essere utile condensare in un paio di centinaia di pagine non troppo ostiche per il lettore medio quelle idee che avevo sviluppato in diversi libri poderosi.
Questo è per l’appunto quel libro. Esso non è beninteso un surrogato dei miei libri precedenti in particolare de l’ecologia della libertà ma è una sorta di rassegna dei principali temi che ho affrontato  è un introduzione generale alle mie idee di fondo.  Inoltre ho approfittato dell’occasione per aggiungere qualche idea nuova. le idee fondamentali che ho sviluppato in quasi tutti i miei scritti sono riconducibili al concetto che la maggior parte dei nostri problemi ecologici ha le sue radici in problemi sociali è che l’attuale disarmonia tra umanità e natura può essere ricondotta essenzialmente ai conflitti sociali. Non credo che si possa raggiungere un equilibrio tra umanità e natura se non si trova un nuovo equilibrio basato sulla libertà dal dominio è dalla gerarchia in seno alla libertà. Per l’appunto ho chiamato ecologia questa nuova società ipotizzata e ho definito il mio pensiero come ecologia sociale.

L’ecologia sociale non è né ecologia umana né ecologia profonda termini e concezioni che tendono a deviare la nostra attenzione dagli aspetti sociali dell’attuale crisi ecologica. È necessario affrontare onestamente il fatto che se non trasformiamo la società in senso libertario gli atteggiamenti e le istituzioni che ci spingono follemente verso il disastro ecologico  continueranno ad operare nonostante tutti gli sforzi nessi in campo per riformare il sistema sociale dominante.  aggettivo cruciale che mi pongo è mostrare come l’ecologia sociale sia un Corpus teorico coerente che cerca non solo di spiegare il perché dell’attuale fascio ecologico ma anche di trovare un terreno comune una base unificante per le riflessioni ambientaliste femministe classiste neourbane e neorurali.

E stato il nascente dominio tra esseri umani cominciato moltissimo tempo fa, prima ancora che emergessero le classi economiche e lo Stato che ha partorito questa idea del dominio sulla natura (anche se in realtà non possiamo dominare sulla natura come non possiamo sollevarci tirandoci su per le stringhe).  al contrario nell’ambito sociale si è andato affermando un dominio reale:  il dominio dei vecchi sui giovani nelle gerontocrazie,  gli uomini sulle donne nel patriarcato,  un gruppo etnico su un altro gruppo etnico nelle gerarchie razziali,  della città sulla campagna nelle città urbane…
Tutte queste forme di dominio hanno un’origine è una natura comuni:  sono sistemi di comando/obbedienza  su istituzioni gerarchiche. Le implicazioni ecologiche di questi sistemi sono ancora più rilevanti delle loro determinazioni economiche,  quanto comportano la distruzione di valori ecologici quali la complementarità, il mutuo appoggio,  il senso del limite,  sentimento comunitario è una concezione organica fondata sul unità nella diversità.

Questi valori e le istituzioni in cui sono state incarnati sono stati rimpiazzati dalla competizione dall’egoismo,  dalla crescita illimitata,  dall’anomia  e da una razionalità puramente strumentale,  dire dalla convinzione che  la ragione non è altro che uno strumento un’abilità in grado di adeguare i mezzi ai fini, e non un carattere inerente a una realtà ordinata è comprensibile.  Questo vasto insieme di categorie moderne che gioca un ruolo alienante sia nelle nostre interrelazioni umane sia nel nostro rapporto collettivo con la natura trova la sua espressione più nefasta nel capitalismo ( si ha il capitalismo privato dell’ovest si ha il capitalismo burocratico dell’est),  Cioè in un sistema basato sul crescere o morire,  sul accumulazione senza fine del capitale funzione di sopravvivenza in un mercato concorrenziale che minaccia di distruggere tutta la biosfera A meno che non venga sostituito da un assetto sociale radicalmente diverso.  trasformazione sociale non implica semplicemente istituzione di nuove  relazioni economiche in materia di possesso o controllo della proprietà privata comporta l’acquisizione di una nuova sensibilità antiautoritaria, lo sviluppo di nuove tecnologie che armonizzano il nostro rapporto con la natura, di nuove comunità urbane che vivano in equilibrio con la campagna, di nuovi rapporti sociali basati sull’aiuto e la responsabilità reciproca, nuove forme di sviluppo qualitativo sostituite di una crescita quantitativa fine a se stessa.  come queste idee siano tra loro interconnesse e stiano alla base di recenti movimenti sociali come quello ecologico,  quello femminista o quello comunitario e come esse consentano anche un nuovo approccio a movimenti tradizionali legati a problemi come la miseria, lo sfruttamento economico, il dominio di classe, il razzismo è l’imperialismo…

E appunto la tematica che attraversa questo libro  sviluppata in una prospettiva ecologica.  evento ecologico alla cui nascita negli Stati Uniti ho contribuito una trentina di anni fa,  si ritraesse dall’arena sociale,  alla ricerca di una vita privata sana,  ingenuamente aderisse  a una pura pratica elettorale,  alla ricerca di influenza e potere,  la perdita per tutti sarebbe irreparabile.  ho visto i cosi detti Verdi europei fare continui compromessi con il sistema sociale dominante allo scopo di acquisire potere…  con l’unico risultato di essere stati progressivamente assorbiti da quello stesso potere che cercano di trasformare.  sono convinto che oggi il pensiero ecologico possa fornirà la più rilevante sintesi di idee che si sia vista dopo il luminismo,  possa aprire prospettive per una pratica in grado di cambiare veramente l’intero paesaggio sociale dei nostri tempi. Lo stile militante che lettori troveranno nel libro nasce proprio da questo senso di urgenza. È di vitale importanza non lasciare che il pensiero ecologico è il movimento che ne può derivare finiscano con il degenerare da un lato in nuove forme di politica statuale e in tornei partitici, e dall’altro in variopinte mode misticheggianto è spiritualistiche portatrici di quietismo e passività sociali. C’è una via che non è quella della politica convenzionale cioè la politica statuale né quella del quietismo mistico: è la politica basata sull’azione diretta,  la politica dal basso fondata sulla mobilitazione comunitaria è sul federalismo municipale,  un federalismo che può mettere in crisi la centralizzazione statalista e la concentrazione capitalista che segno è modo nefasto la nostra epoca. E di questo mi occupo nella parte finale del libro. La verità non è mai stata semplice unidimensionale. Spesso e un sottile filo rosso che attraversa un labirinto di errori in cui facilmente cadiamo se ci manca una visione chiara e coerente della realtà. E questo sottile filo rosso ti ho cercato di seguire. Ed è questo filo che lettore ho la lettrice deve cercare e seguire fino alla fine,  con la propria capacità di guardare oltre il presente stato delle cose.
Per il resto il libro parla da sé.

Burlington giugno 1989
Murray Bookchin

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