“Il 24 Maggio del 1915 l’Italia entrava in guerra.” #Cannibali e Re

IL 24 MAGGIO DEL 1915 L’ITALIA ENTRAVA IN GUERRA. FUCILATI DAI CARABINIERI APPENA ARRIVATI AL FRONTE. DISERTORI E AMMUTINATI, I VERI EROI DELLA GRANDE GUERRA

“Presso un reggimento di fanteria, avviene un’insurrezione. Si tirano dei colpi di fucile, si grida non vogliamo andare in trincea. Il colonnello ordina un’inchiesta, ma i colpevoli non sono scoperti. Allora comanda che siano estratti a sorte dieci uomini; e siano fucilati. Però i fatti erano avvenuti il 28 del mese, e il giudizio era pronunciato il 30. Il 29 del mese erano arrivati i ” complementi”, inviati a colmare i vuoti prodotti dalle battaglie già sostenute: 30 uomini per ciascuna compagnia. Si domanda al colonnello: “Dobbiamo imbussolare anche i nomi dei complementi? Essi non possono aver preso parte al tumulto del 28: sono arrivati il 29 “. Il colonnello risponde:.” Imbussolate tutti i nomi”. Così avviene che, su dieci uomini da fucilare, due degli estratti sono complementi arrivati il 29. All’ora della fucilazione la scena è feroce. Uno dei due complementi, entrambi di classi anziane, è svenuto. Ma l’altro, bendato, cerca col viso da che parte sia il comandante del reggimento, chiamando a gran voce: “Signor colonnello! signor colonnello! “. Si fa un silenzio di tomba. Il colonnello deve rispondere. Risponde: “Che c’è figliuolo?”.
“Signor colonnello! ” grida l’uomo bendato “io sono della classe del ’75.Io sono padre di famiglia. Io il giorno 28 non c’ero. In nome di Dio! “. “Figliuolo” risponde paterno il colonnello “io non posso cercare tutti quelli che c’erano e che non c’erano. La nostra giustizia fa quello che può. Se tu sei innocente, Dio te ne terrà conto. Confida in Dio”.

Così Silvio D’amico in “La vigilia di Caporetto” racconta uno dei tanti episodi di repressione interna operata dai comandi dell’Esercito Italiano durante la Grande Guerra.
D’Amico, esonerato dal servizio militare, si era arruolato volontario. Infarcito della propaganda bellica e dei proclami interventisti, giunto come tenente artigliere al fronte si era reso conto perfettamente che la guerra, quella vera, non era affatto come la raccontavano i giornali e i manuali militari.
Nemmeno l’ombra di grandi manovre, di saggi generali, di eroici combattimenti.
Piuttosto orfani, vedove, mutilati. Deportati, profughi, sfollati.
Sangue, merda, e morte.
Morte per migliaia e migliaia di poveracci mandati a combattere in nome di una patria di cui non sapevano nulla. Uccisi dalla fame, dal freddo, dalle malattie, dai colpi del nemico e quelli dei carabinieri. In questo quadro tragico, i veri eroi erano quei soldati che gridavano “abbasso la guerra”, che scappavano per tornare nei campi a mietere il grano, che chiamavano vigliacchi gli alti comandi per cui la vita dei sottoposti spesso valeva meno degli stivali che avevano ai piedi.

#grandeguerra #primaguerramondiale

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