La montagna, la tua vita, ti ha portato via. Ciao Heval Ciya. Un ricordo di Paolo Pachino.

Nelle ultime settimane sto scrivendo molto dei compagni caduti: ultimamente questo sta succedendo troppo spesso. E’ una cosa che faccio per dar sfogo alla mia rabbia, perché scrivendo sfogo il mio dolore, e per dare memoria a dei valorosi compagni che hanno lasciato un vuoto incolmabile dentro tutti noi.
Oggi sono venuto a sapere che un caro compagno e amico, Heval Ciya (Montagna), è caduto sull’Himalaya durante una spedizione; questa notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno.
Chi, come me, ha conosciuto Heval Ciya sa quanto amava la montagna: era la sua vita, la sua passione insieme alla politica, alla voglia di fare la rivoluzione. Heval Ciya era un compagno basco che per 8 mesi è stato in Siria per sostenere e difendere la rivoluzione del Rojava. Era arrivato in Rojava nell’ottobre 2016 e insieme ad altri 5 compagni aveva fondato il battaglione antifascista. Heval Ciya era un compagno come se ne vedono pochi, con un cuore veramente grande e un grosso amore per la vita.
Ricordo quando ci trovavamo sul fronte di Al Bab e tremavamo di freddo, era il primo a cercare delle coperte per tutti per poterci riscaldare. Oppure quando ci avevano arrestato in Iraq e si fece mettere in cella con me perché parlava un po’ di italiano e soprattutto capiva l’inglese.
Con Ciya ho condiviso momenti bellissimi, ma anche tristissimi, come il bombardamento di Karackok. In quei giorni dormivamo sulle colline di Karackok per evitare i possibili bombardamenti e chiedevamo sempre di stare insieme. Ciya capiva la mia difficoltà nel comprendere l’inglese e, dato che lui invece parlava benissimo anche il curdo, mi stava sempre vicino e non mi lasciava mai solo. Dopo che siamo andati via dall’unità antifascista a inizio aprile del 2017, per un mese siamo stati sempre insieme, ridendo, scherzando sul fatto che non potevamo uscire dal Rojava (in Rojava per tenere su il morale si scherza su tutto). Restammo un mese ad aspettare di poter uscire dal Rojava e dopo tutta questa lunga attesa ci arrestarono durante il tragitto in un posto di blocco nel Nord dell’Iraq.

Caro Heval Ciya, sapevi benissimo che parlavo poco inglese e capivo poco il curdo, per questo mi stavi sempre accanto. Anche in prigione hai fatto di tutto per stare con me in cella; infatti in quella cella con 100 persone, anche se solo per 3 giorni, senza te, il tuo inglese e un po di curdo, ma soprattutto senza la tua vicinanza, non so come avrei fatto.
Nei momenti più difficili tu c’eri sempre, in quei giorni mentre attendevamo di uscire cucinavamo sempre insieme per i compagni che facevano la formazione; al fronte quando ci dividevamo in piccoli gruppi stavi sempre di fianco a me, anche lì sul fronte di Al Bab, freddissimo, stavamo sempre assieme.
Fino all’ultimo nulla ci ha diviso.
Dopo il nostro ritorno in Europa succedeva sempre qualcosa per non farci incontrare di nuovo: non sono riuscito a venire nei Paesi Baschi per passare del tempo con te e nemmeno tu sei riuscito a venire in Italia. Però ci sentivamo spesso: mi raccontavi sempre delle tue giornate passate in montagna perché i monti erano la tua vita. Infatti il tuo corpo non è stato ancora recuperato e starà lì, tra quelle montagne che amavi tanto, dove la tua vita è stata spezzata, magari con un sorriso, con quel sorriso che quotidianamente regalavi a tutte quelle persone che stavano di fianco a te, e con quella bandiera, quella dello Ypg che volevi mettere sulla cima di quella montagna, una delle più alte al mondo.
La tua vita è stata vissuta da vero rivoluzionario: da giovane hai disertato e ti sei sottratto alla leva obbligatoria vivendo da uomo libero sempre tra i monti dei Paesi Baschi per 4 anni. Lottavi per l’autodeterminazione del tuo popolo, il popolo basco e a 41 anni hai deciso di sostenere la rivoluzione del Rojava. Prima, nel 2015, subito dopo la liberazione della città di Kobanê, per 4 mesi sei stato impegnato all’interno del comitato di ricostruzione di Kobanê lavorando come muratore, poi, nell’ottobre 2016, sei ritornato in Rojava per unirti allo YPG fino a maggio del 2017 fondando il Tabur internazionalista antifascista dello Ypg in cui eri uno dei pilastri e tenevi in piedi l’unità con i tuoi allenamenti duri, ma in cui tutti noi partecipavamo con piacere e felicità.
Uno dei tuoi racconti si può trovare all’interno del libro “Omaggio al Rojava”: una delle tante cose che ci hai lasciato in eredità per tenere viva la memoria di un valoroso rivoluzionario anarchico come te.
Non dimenticherò mai il periodo in cui è morta Hevala Cem: tu sapevi benissimo come stavo in quei giorni in cui ho saputo della sua morte e hai scritto delle bellissime parole per ricordare la compagna Cem (Fiume).
E stato un’onore lottare, combattere, scherzare, sorridere e piangere, correre, mangiare, bere e aver passato alcuni tra i miei momenti più belli della mia vita con te, perché grazie a te i momenti tristi sono stati meno pesanti.
In queste settimane molti compagni ci hanno lasciato, sono caduti chi al fronte chi in altre circostanze. La guerra lascia cicatrici che restano ben impresse su di noi: cicatrici invisibili, che non si vedono e di cui a volte nemmeno ci accorgiamo di avere.

Ma la guerra, la rivoluzione, mi ha permesso di conoscere tutti e tutte voi, compagni e compagne che non ci siete più. Nella mia mente resta impresso il vostro sorriso, il vostro amore, che solo la lotta può rendere vivo e forte
Con amore e affetto per te, caro Heval Ciya.

Paolo Pachino volontario Ypg

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