ReteJin Bologna a fianco della Rivoluzione del Rojava, contro l’attacco turco.

CONTRO L’ATTACCO TURCO

A FIANCO DELLA RIVOLUZIONE DELLE DONNE IN ROJAVA

Dal 2012 in Rojava è in atto una rivoluzione per la libertà, la giustizia e la liberazione delle donne
dall’oppressione patriarcale. Il popolo curdo, insieme agli altri popoli della Siria settentrionale ed orientale, si
sono autorganizzati per proporre un presente e un futuro libero dagli stati-nazione patriarcali egemonici che
finanziano e seminano guerra, distruzione della terra e schiavitù delle donne.
Le donne nella rivoluzione in Rojava sono protagoniste attive del cambiamento. Con la formazione delle unità di
difesa delle donne (YPJ), difendono se stesse e la loro terra e promuovono un’economia ecologica che impedisce
il saccheggio e lo sfruttamento delle risorse. Inoltre si stanno impegnando a riscrivere la storia delle donne
attraverso Jineoloji. Soprattutto hanno dimostrato a tutte le donne del mondo che l’autodifesa è l’unica alternativa
per la libertà.
La Turchia, dall’inizio di questa guerra, ha finanziato e addestrato le milizie dell’Isis, e ora ne ha addirittura
provocato la fuga e li sta riarmando contro il popolo curdo. Queste “nuove” squadre, tra i vari orrori, il 12 ottobre
hanno anche organizzato un’imboscata a Hevrin Xelef, co-presidenta del partito “Il Futuro della Siria”, e l’hanno
brutalmente torturata, stuprata e uccisa. Di fatto l’uso strumentale della guerra contro l’orrore del patriarcato
dell’Isis da parte degli altri Stati altrettanto patriarcali vuole distruggere l’unica realtà mondiale in cui le donne si
autodeterminano. La rivoluzione delle donne del Rojava è la rivoluzione di tutte le donne del mondo. E’
importante sottolineare che il progetto politico della regione autonoma della Siria del Nord-est è nato durante
questi 8 anni di guerra continua. La lotta per il Rojava non è soltanto di resistenza, ma è profondamente
rivoluzionaria rispetto al patriarcato e al capitalismo globali. Basti pensare che le Unità di Difesa delle Donne
sono riuscite a garantire accoglienza e protezione a tutte le persone che scappavano dalla stessa guerra.
Vogliamo ricordare che questo brutale attacco da parte della Turchia in Rojava è iniziato esattamente nel
giorno dell’anniversario del rapimento di Ocalan. Nello stesso giorno di 21 anni fa il popolo Kurdo veniva
attaccato, con l’arresto del loro leader politico. Oggi come allora tutti gli stati lavorano insieme per attaccare di
nuovo il popolo Kurdo. Tutto questo mostra che le forze in gioco sono sempre le stesse, ma d’altra parte mostra
anche che la resistenza kurda è continuata, nonostante tutte le difficoltà. La resistenza kurda non si è spezzata
perché ciò che la anima è l’inesauribile desiderio di una vita liberata, basata su donne libere, sull’ecologia e su
una democrazia radicale.
Proprio per questo gli attacchi contro la rivoluzione in Rojava sono sempre stati terribili da parte di tutte le
forze in gioco. Durante l’operazione “ramoscello d’ulivo” contro Afrin, la Turchia, per sparare sui villaggi, ha
impiegato gli elicotteri d’attacco T129, che sono stati prodotti in collaborazione con la Leonardo (l’ex
Finmeccanica, controllata dal governo italiano), la quale si è anche occupata dell’addestramento militare. Sono
stati usati anche i carri armati TURMS-T, prodotti sempre dal Gruppo Leonardo, per un totale di 229 milioni di
euro. Essendo la Turchia uno dei mercati più importanti per l’industria bellica italiana, è stato firmato un accordo
preliminare per lo sviluppo di un sistema di difesa aerea con il consorzio franco-italiano Eurosam, di cui fa parte
la stessa Leonardo. Ma, dato che lo schifo non ha mai fine, troviamo anche altre imprese italiane che investono
nello stato fascista di Erdogan, come la Pirelli, la Fiat e, da alcuni anni, Unicredit, che è azionista di peso della
Yapi Kredi, la più grande banca pubblica turca.
Come Rete Jin Bologna, ribadiamo che terrorista è l’Europa che con le sue misure razziste ha disumanizzato
le persone migranti, convertendo il Mediterraneo in una fossa comune e che dal 2016 finanzia lo stato turco per il
controllo migratorio. Terrorista è lo stato italiano che continua a mantenere rapporti e accordi economici e bellici
con la Turchia. Terrorista è lo stato turco che sta attuando un piano di pulizia etnica con l’uso di Napalm e Fosforo
contro la popolazione civile e combattente.
Facciamo nostro l’appello di colpire lo stato turco con ogni mezzo più congeniale a ognuna e di far nostra la
rivoluzione delle donne in Rojava. Inoltre ricordiamo che è in corso una campagna di boicottaggio dei prodotti
turchi e del turismo in Turchia. Terrorista è lo stato, il patriarcato e il capitale.
Sorelle curde, il vostro coraggio è la nostra forza. I semi della vostra rivoluzione stanno già germogliando in ognuna di noi. Niente potrà veramente sradicare le radici della vostra resistenza.

Rete Jin Bologna

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