“Fuori programma” dalla pagina facebook di Davide Grasso

Lunedì mattina in tribunale abbiamo avuto il fuori programma del procuratore Paolo Borgna che è intervenuto a nome della procura, a inizio udienza, per testimoniare la solidarietà di tutta la procura con il pubblico ministero Emanuela Pedrotta e la sua richiesta di #SorveglianzaSpeciale per me, Eddi, Paolo, Jak e Jacopo.

Il suo intervento, piuttosto dimesso, sembrava mettere le mani avanti di fronte a una situazione – quella di una procura iper-politicizzata da 10 anni di inchieste anti-#NoTav – ormai chiaramente sfuggita di mano, e di cui la Pedrotta è l’esempio maggiormente scabrosa.

Il procuratore ha tenuto però soprattutto a sottolineare che il suo ufficio non ha intrapreso un “processo fascista”, come “è stato detto sui giornali”. Borgna, rivolgendosi alle difese, ha sottolineato che quando la Sorveglianza speciale veniva applicata in epoca fascista il procuratore sedeva di fianco al giudice, e gli avvocati sedevano in basso di fronte, un gradino più sotto, per sottolineare l’inferiorità del cittadino nei confronti dello stato.

“Oggi, pur nella diversità di opinioni, noi e voi, l’accusa e la difesa, sediamo sullo stesso livello, di fronte a un collegio di giudici che siede sopra e di fronte a noi”.

Grazie, dott. Borgna.

Grazie per ricordarci che nel 1945 c’è stato un miglioramento parziale ma importante riguardo alle capacità repressive dello stato italiano. C’era bisogno di una figura di questa levatura per ricordarcelo.

Grazie quindi per aver accettato di sedere – apparentemente – sul nostro stesso livello, benchè molti possano aver da ridire, a #Torino e altrove, sul fatto che questo scenario liberale riesca normalmente, in tribunale, a convogliare una simile forma in una qualche sostanza.

In questi mesi il dott. Carlo Ambra, della #Digos di Torino, ha copiato e incollato tutti gli status fb ritenuti “politicamente interessanti” miei, di Jacopo Bindi e di Paolo Andolina, cioè la gran parte, inviandoli pedissequamente agli uffici della procura di Borgna.

Lui stesso sedeva accanto alla dott.ssa Pedrotta lunedì, mentre quest’ultima leggeva passi delle nostre interviste, dei nostri articoli e dei nostri libri di questi anni, citando le nostre opinioni sul capitalismo o sulla società attuale e presentandole come indizi prognostici della nostra pericolosità, della nostra “inclinazione alla violenza” (dimostrata secondo la Pedrotta anche dalla nostra partecipazone alla guerra contro l’#Isis) e del nostro futuro uso delle armi.

Sarete al di sotto del giudice (grazie al sangue dei partigiani) ma la mentalità è sempre quella dell’inquisizione, senza dover scomodare nemmeno il fascismo. E questo è un fatto.

Come è un fatto che il fenomeno politico all’interno del quale le misure di prevenzone sono state sistematizzate e introdotte in forma organica è il fascismo mussoliniano, che questo vi piaccia o no. Questo è risaputo, è banale. È semmai grave che in età repubblicana queste norme autoritarie, attraverso le parziali riforme che Borgna cita con ridicolo orgoglio, siano state adattate ai tempi e conservate.

Perchè se è vero che noi cinque e Luisi in Sardegna ci possiamo avvalere di un più ampio diritto alla difesa rispetto ai dissidenti antifascisti degli anni Trenta, resta che se la misura verrà applicata lo sarà senza accuse, senza reato e senza processo, oltre che senza sentenza ma per decreto. E restano le limitazioni scandalose delle nostre libertà e dei nostri diritti civili, a partire da quello di riunione e da quello di espressione, che Borgna e compagnia, e non altri, hanno richiesto.

E questa richiesta è fascista nella sua condizione di possibilità e autoritaria nella sua essenza. Con buona pace degli ipocriti che danno aria ai polmoni anche quando il contesto e le circostanze consiglierebbero la virtù del silenzio.

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