Per un compagno e amico, volontario dell’unità internazionalista dello Ypg.

Ricordando Heval Shain, caduto il 7 Ottobre a Deir Zor.
 
Heval Shain è arrivato a fine Giugno nell’unità internazionalista dello Ypg ed è li che ci siamo conosciuti. 
Heval Shain, anarchico, è arrivato da Marsiglia per combattere e difendere la rivoluzione del Rojava.
Le mie idee rivoluzionarie sono state sempre vicine e in sintonia con le sue, Shain era un anarchico come me, prima di arrivare in Rojava aveva girato l’Europa, dalla Germania alla Svezia, alla Francia, sostenendo lotte e mettendosi sempre in mezzo in difesa della terra e contro le devastazioni ambientali.
 
Heval Shain, insieme ad altri internazionali, ad inizio Ottobre è andato sul fronte di Hajin, un fronte duro, dove centinaia di compagni sono caduti per liberare l’ultima fetta di territorio in mano a Daesh, dove ancora adesso si combatte duramente e sopratutto si muore.
Una battaglia dimenticata, l’ultima battaglia, forse la più dura, dove ci sono ancora più di 3000 miliziani dell’ISIS, completamente circondati. 
Ero uscito da poco dal Rojava, e ovviamente il mio pensiero andava sempre ai compagni impegnati su quel fronte, sapevo che in quel fronte c’erano alcuni miei cari compagni, che stimo molto.
Sapevo cosa rischiavano, poi un giorno è arrivata la notizia che non avrei mai voluto sentire, Shain era morto e la posizione degli internazionali era stata attaccata, l’ho saputo praticamente il giorno dopo, ma certe notizie non si possono divulgare, certe parole non si possono pronunciare, rimangono dentro di noi per giorni se non per settimane, fino a quando le famiglie dei caduti non vengono avvisate.
Penso spesso ad Haval Shain, un compagno che credeva molto alle sue idee, sempre pronto a portarle avanti, anche quando sembra quasi impossibile che qualcuno ti ascolti.
Heval Shain era un compagno sempre pronto a fare autocritica e non non si tirava mai indietro nelle assemblee e in qualsiasi altra situazione.
Un compagno che tutti conoscevano, sempre aperto verso tutti e chiunque incontrasse nel proprio cammino.
Haval Shain, cosi come tutti i martiri internazionalisti, una cosa l’hanno insegnata a tutti noi, che la rivoluzione non ha confini, da vivi o martiri, le idee, le passioni e l’amore vanno avanti, più forti di prima.
Perchè la caduta di Heval Shain come tutti gli altri compagni internazionalisti, ci danno la forza e la convinzione che lottiamo per un mondo libero.
In questi giorni di autunno, in un’Europa che sembra sempre più alla sfascio, dove non mi è possibile tornare in Italia, se non in prigione, Heval Shain, Berxwadan, Zana, Robin, Agir, Kawa, martiri internazionalisti, mi danno la forza e il coraggio di portare avanti le mie idee con orgoglio e convinzione.
Non dimentichiamo i martiri internazionali, chi combatte e ancora muore in una dura battaglia, l’ultima contro i miliziani dell’ormai ex Stato Islamico.
 
Eravam tutti pronti a morire, ma della morte noi mai parlavam,
parlavamo del futuro.
se il destino ci allontana il ricordo di quei giorni sempre uniti ci terrà”
 
 
Paolo Pachino, volontario internazionalista dello Ypg.

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