15 Agosto 1984. La resistenza continua

A distanza di 34 anni la resistenza è più viva e forte che mai.  Il 15 agosto rappresenta una data importante per il PKK, era il 1984 quando il primo attacco armato fu effettuato contro l’esercito turco, condotto da Mahsum Korkmaz (“Agit”).

 

Dopo anni di preparativi, il PKK ha lanciato il primo grande attacco il 15 agosto 1984.  L’assalto fu condotto dal fondatore dell’ala militare del PKK. Le forze del PKK attaccarono per la prima volta una postazione della gendarmeria a Eruh, uccidendo un soldato della gendarmeria e ferendone sei e tre civili. Contemporaneamente le forze del PKK attaccarono una struttura della gendarmeria, vari alloggi militari e una stazione della gendarmeria a Şemdinli, uccidendo due poliziotti e ferendo un funzionario di polizia e un soldato.

Dopo il primo attacco, il 17 Agosto un altro raid fu effettuato contro una stazione di polizia a Siirt e sempre lo stesso giorno un ulteriore attacco uccise 3 guardie del generale Kenan Evren a Yüksekova, un’altra azione fu portata avanti dai guerriglieri e 8 soldati turchi furono uccisi nella provincia di Hakkâri . A 40 della sua nascita, il Pkk ha analizzato e sviluppato un nuovo paradigma che va oltre la costruzione di uno Stato-Nazione.

Ecco un’articolo tradotto dall’inglese che spiega i vari sviluppi e l’evoluzione ideologica del Pkk, il quale prima lottava per la costruzione di uno stato curdo, ma dopo anni di autocritica e riflessione è riuscito ad elaborare e strutturare un “Nuovo Paradigma” chiamato Confederalismo Democratico.

IL NUOVO PARADIGMA

Il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK, Partiya Karkêren Kurdistan) è emerso a metà degli anni ’70 come un movimento di liberazione nazionale, largamente ispirato alle idee del socialismo reale. Tuttavia, durante tutto il processo di sviluppo del partito, il fondatore e leader del partito, Abdullah Öcalan, ha cercato di sviluppare una concezione del socialismo e della rivoluzione oltre a quello centrato su Russia e Cina. Attraverso questo processo, il PKK è stato trasformato da un piccolo gruppo ideologico in una delle forze militari e politiche più efficaci del Medio Oriente. Mentre la lotta di guerriglia che è proseguita dal 1984 è una delle rivolte armate più durature al mondo, le aree di organizzazione del PKK si sono diffuse dal Kurdistan del Nord alle altre parti del Kurdistan (Ovest, Sud ed Est) e comprendevano la diaspora dall’Australia all’America e dalla Russia all’Europa. Alla fine del 1990, il PKK era diventato il più grande e dinamico movimento curdo. Mentre tutti questi sviluppi si sono svolti sulla base dell’ideologia della liberazione nazionale e della visione del socialismo, che erano state formulate durante il processo di fondazione del partito, dai primi anni ’90 Öcalan stava intensificando i suoi sforzi per rinnovare i suoi obiettivi ideologici e organizzativi. L’obiettivo di Öcalan era quello di sviluppare un nuovo approccio, in particolare con una critica radicale della concezione del socialismo reale e delle aperture sulla questione femminile. Sebbene il Congresso del PKK del 1995 abbia apportato alcune modifiche significative a questo riguardo, non è avvenuto un rinnovo sulla scala desiderato.

Il PKK ha attraversato un processo di rigenerazione radicale dopo che il suo leader e fondatore Abdullah Öcalan è stato rapito in Kenya in una cospirazione internazionale e consegnato alla Turchia nel 1999. Öcalan, che è stato tenuto in isolamento nell’isola di Imrali nel Mar di Marmara dal giorno in cui è stato catturato, ha creato un cambiamento paradigmatico nel PKK attraverso i suoi scritti di difesa presentati alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha preparato sull’isola. L’unico contatto di Öcalan con il mondo esterno era la connessione spesso ostacolata con i suoi avvocati. Nei primi anni gli fu concesso di vedere i suoi avvocati una volta, per due ore a settimana, poi ridotte a un’ora. Gli è stato inoltre permesso di ricevere visite da parenti stretti per un’ora al mese. In questi incontri settimanali con i suoi avvocati, Öcalan ha prodotto due gruppi di testi che avrebbero costituito l’ideologia fondamentale del partito. Il primo di questi è stato il testo della sua difesa riguardante i suoi processi in Turchia e presso la Corte europea dei diritti dell’uomo, che venne scritto a mano e passato ai suoi avvocati, diventando un punto di riferimento ideologico fondamentale per il partito. Il secondo consisteva in appunti presi dai suoi avvocati durante le loro riunioni. Mentre fino al 2005 gli avvocati avevano il permesso di prendere appunti alle riunioni settimanali, questo è stato in seguito impedito e gli avvocati hanno messo le conversazioni in forma scritta dopo le riunioni. Queste annotazioni che sono state comunicate al pubblico attraverso canali televisivi curdi, agenzie di stampa e giornali, in generale hanno affrontato questioni politiche di attualità. Dopo anni di ostruzionismo, gli incontri di Öcalan con i suoi avvocati si sono conclusi nel 2011. Dal 2014 Öcalan non ha potuto incontrare nemmeno i familiari. Ma il vero lavoro che ha determinato la trasformazione ideologica del PKK si è svolto tra il 1999 e il 2011, sulla base dei testi che costituivano le argomentazioni difensive di Öcalan. Questi testi possono essere suddivisi in due gruppi: i contributi ai tribunali turchi e quelli presentati alle corti europee, cioè la Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo e un tribunale ad Atene che si occupa del suo trasferimento dalla Grecia. Questi documenti di difesa sono stati pubblicati in kurdo, turco e in altre lingue. Il primo gruppo di proposte è costituito da due testi di base: il testo principale presentato alla corte a Imrali e le appendici sottoposte alla Corte di cassazione nel 1999 e ad un tribunale distrettuale di Urfa nel 2001. I titoli con sui sono stati pubblicati i due testi sopra menzionati sono: “Resolution Declaration in the Kurdish Question” e “Urfa: a symbol of history, sanctity and malediction in the Tigris-Euphrates basin

Per quanto riguarda il secondo gruppo di testi presentati alla Corte europea dei diritti dell’uomo nel 2001, il tribunale di Atene nel 2003 e la Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo nel 2004, sono due libri composti da tre volumi. Il nome del primo libro, composto da due volumi, è “From the Sumerian Priest State towards the People’s Republic I-II (2001). Il secondo libro, noto come “Athens Defence“, reca il titolo: “Difesa di un uomo libero” (2003) e “To Defend a People” (2004). A causa di un caso successivo depositato presso la Corte EDU per il fatto che non era stato effettuato alcun processo, Öcalan ha preparato una nuova difesa. Questo lavoro, definito da Öcalan come “The Problematisation of Capitalist Modernity“, è stato pubblicato in turco in cinque volumi tra il 2009 e il 2012. Questi testi di difesa furono pubblicati dal PKK e furono accettati dai congressi di partito dopo il 1999 come linea ufficiale del partito. Öcalan riassume generalmente la sua posizione sul primo gruppo di testi sottoposti alla corte di Imrali e poi alla Corte d’appello nel modo seguente: “[nella mia difesa], non miravo né al classico nazionalismo curdo, né a un’interpretazione orientata a sinistra di esso. L’era era andata oltre”. (Öcalan 1999: 10). Nel secondo gruppo di testi sottoposti alla Corte EDU, Ocalan ha approfondito il suo approccio teorico. Il primo dei tre volumi si impegna in un’analisi storica della civiltà, a partire dal Medio Oriente, concentrandosi sui Sumeri come “la prima società basata sullo stato”. Anche se più avanti nel libro Öcalan si occupa di altre società e periodi, il suo obiettivo principale è quello di analizzare lo stato come il “peccato originale” dell’umanità. Ciò è sorprendente, perché è un leader politico di una società che è descritta come “la più numerosa gente al mondo senza uno stato”. Tuttavia, Öcalan mantenne la sua critica dello stato, aggiungendo gli esperimenti nel socialismo, dicendo che la liberazione non può essere raggiunta costruendo uno stato e sostenendo invece che la democrazia dovrebbe essere rafforzata. Come le sue prime osservazioni difensive, questo fu accettato come un nuovo manifesto intitolato Democratic Society Manifesto all’ottavo congresso del PKK nel 2002 (Serxwebûn, 2002). Nel secondo volume presentato alla CEDU, Öcalan ha trattato in dettaglio la società curda, la storia e, in particolare, il ruolo del PKK. Mentre posiziona la società curda nella storia della civiltà, Öcalan la presenta come una società o comunità naturale rispetto alle società con stati. Attribuisce questa naturalezza all’esistenza di una profonda cultura neolitica che si presume abbia continuato a lungo nelle tribù curde. Secondo Öcalan, le società di classe (stato) e la modernizzazione sono state la rovina dei curdi e il PKK sta diventando il centro dell’ultima resistenza a questo processo. In questo quadro Öcalan ha cercato di mostrare i limiti e il punto di congestione del PKK. Le restrizioni ideologico-politiche della Guerra Fredda continuarono a condizionare il PKK anche dieci anni dopo la fine di questa guerra. Con questo studio Ocalan mirava a valutare la storia del PKK e ad affrontare i suoi errori passati.

Nelle deposizioni della difesa alla corte di Atene e nella Grande Camera della CEDU Öcalan ha trasformato le sue idee teoriche in una concettualizzazione radicale della democrazia. Questa idea di democrazia radicale è stata sviluppata nel contesto di tre progetti connessi: una repubblica democratica, l’autonomia democratica e il confederalismo democratico. Questi tre progetti politici fungono da “determinanti strategici”. In altre parole, sono idee e strumenti per mezzo dei quali le richieste politiche dei curdi vengono ridefinite e ridisposte. Questa idea di democrazia radicale è radicale a causa dei suoi sforzi per sviluppare il concetto di democrazia al di là della nazione e dello stato.

Il concetto di repubblica democratica prevede una riforma nella Repubblica Turca in cui la cittadinanza sia separata dal nazionalismo. In questo modo, la democrazia tornerà alla “concezione della democrazia nelle prime epoche moderne” e al suo radicale potere di trasformazione. Di fatto, la democrazia fu formulata nel XVIII secolo sulla base dei diritti dei cittadini e che tutti avrebbero governato tutti. Tuttavia, durante il XIX e il XX secolo, con la concezione modernista dominante, la democrazia radicale perse il suo contenuto e acquisì un significato culturale. Questa vena, emersa nel pensiero moderno, considerava l’omogeneità culturale necessaria per lo stato moderno e riteneva indispensabile la forma nazionalista di questo stato. Questa condizione “nazionale” della modernità è esclusiva e intollerante; non consente alcuna alternativa a coloro che non possiedono le caratteristiche culturali ‘corrette’ oltre all’assimilazione (reale o superficiale) o alla migrazione. Altre opzioni per lo stato in questo contesto, oltre all’assimilazione, sono il dislocamento, la pulizia etnica o il genocidio. In Turchia, il kemalismo è stato formulato dal punto di vista culturale come un progetto di modernizzazione, con conseguenti dure politiche di assimilazione verso i curdi. Öcalan, nel proporre una repubblica democratica, sostiene la democrazia nel contesto dei diritti dei cittadini.

L’idea del confederalismo democratico – nelle successive asserzioni difensive è stata sviluppata insieme all’idea di autonomia democratica – è definita come un modello di “autogoverno democratico” (Öcalan, 2008: 32). La democrazia radicale di Öcalan è intrinseca al concetto di confederalismo democratico che ha preso in prestito da Murray Bookchin.

Bookchin, che ha definito la sua ideologia “comunalismo”, ha proposto una nuova politica radicale. Riconobbe “le origini della democrazia nelle comunità tribali e di villaggio” e alla fine arrivò al progetto del Municipalismo Libertario. In questo progetto, Bookchin prevedeva la creazione di strutture democratiche locali come “assemblee comunali, riunioni cittadine e consigli di quartiere”. Per prevenire il pericolo che questo progetto venisse depauperato o utilizzato per fini esclusivamente locali, Bookchin propose il principio del “Confederalismo”. Con ciò intendeva “una rete composta da consigli amministrativi eletti direttamente da riunioni democratiche di membri o delegati del popolo nei villaggi, nelle città e persino nei quartieri delle grandi città”. Öcalan fu influenzato da queste idee e dal principio del Confederalismo sviluppò una visione simile. Parallelamente alla sua analisi storica della civiltà basata su una critica dello stato, Öcalan enfatizza anche i fallimenti del socialismo reale e dei movimenti di liberazione nazionale. Secondo Öcalan, entrambi sono caduti nella trappola dell’idea di stabilire uno stato. Invece di ciò, Öcalan si sofferma sulle influenze ancora esistenti dei valori comunitari della società neolitica, che non sono stati completamente sradicati dallo sviluppo di una società gerarchica basata sullo stato. Questi valori comuni possono essere riassunti come socializzazione basata sul genere sociale, una vita in armonia con la natura e una società basata sul collettivismo e il solidarismo. Questi costituiscono la base della visione di Öcalan della democrazia che assume la forma di “Confederalismo Democratico”.

Il confederalismo democratico basato su questi valori è organizzato su quattro livelli. Al livello più basso ci sono i comuni nei villaggi e distretti. Questi comuni sono collegati tra loro a livello di paese, città e regione. Poi ci sono le categorie sociali come donne e giovani. Un altro livello di organizzazione emerge nella sfera culturale nel quadro di diverse identità etniche/religiose/culturali. Il quarto e ultimo livello è quello delle organizzazioni della società civile. Il confederalismo democratico organizzerà la società attraverso assemblee a livello di villaggio/distretto, città e regione, organizzando l’intera società in questo modo dal basso verso l’alto. In altre parole, l’idea del confederalismo democratico è definita come un modello di “autogoverno democratico”. Secondo Öcalan “questo progetto si basa sull’autogoverno delle comunità locali; organizzato in assemblee aperte, assemblee cittadine, parlamenti locali e congressi più ampi. Gli agenti di questo tipo di autogoverno sono i cittadini stessi, non i funzionari statali “.

Da questo punto di vista Öcalan sottolinea costantemente che la struttura confederale di questo progetto non ha assolutamente nulla a che fare con la “comunità degli stati membri dominanti”. Al contrario, il confederalismo democratico mira a consolidare e approfondire la democrazia basata sulle comunità. Oltre a questo, c’è la necessità di rimodellare i processi giudiziari e politici e la struttura politica nel paese. Di conseguenza, il modello di organizzazione delle persone, al di là dello stato, è definire la loro relazione con lo stato o l’autorità esistente. Öcalan propone una repubblica democratica come forma di governo in questo senso. Sarà possibile trovare una soluzione alla questione curda con questa forma di governo. In seguito Öcalan sviluppò il concetto di autonomia democratica come forma di relazione. Il confederalismo democratico è allo stesso tempo un connubio con l’autonomia democratica per quanto riguarda la posizione economica, culturale e sociale delle persone. L’autonomia democratica esprime la forma di relazione con lo stato e i suoi funzionari.

Per quanto riguarda la Turchia, viene offerta un’alternativa per una risoluzione politica democratica della questione curda e questa risoluzione richiede il riconoscimento costituzionale dell’identità nazionale curda. Tuttavia, questo riconoscimento non è proposto dal PKK come un modo per tracciare una linea di demarcazione tra il sistema confederale democratico dei curdi e lo stato turco. Invece, è prevista una relazione inclusiva, espressa così: “L’autonomia democratica è un concetto che definisce il rapporto con lo stato … può essere realizzato all’interno di uno stato unitario o in un sistema federale”. Tuttavia, questa relazione inclusiva non esclude un tipo di “unità” tra i curdi dispersi in vari paesi del Medio Oriente. Poiché Öcalan ha proposto la creazione di organismi autonomi ovunque in Kurdistan e ovunque vivano i curdi, il confederalismo democratico è considerato il principale meccanismo per l’unione del Kurdistan e dei curdi. Secondo Öcalan, il movimento di liberazione curdo dovrebbe sforzarsi di istituire un tale sistema di autogoverno. In questo modo, dal 2005 il PKK e tutte le organizzazioni ad esso collegate sono state ristrutturate sulla base del progetto denominato KCK (Unione delle comunità del Kurdistan – Koma Civakên Kurdistan). Il KCK è un’organizzazione basata sulla società creata come alternativa allo stato. Ha lo scopo di organizzarsi dal basso sotto forma di assemblee. “Il KCK è un movimento che lotta per formare la propria democrazia; né vede gli stati nazione esistenti come un modello, né li vede come un ostacolo “.

L’obiettivo principale della Costituzione KCK è definito come una lotta per la diffusione della democrazia radicale basata sull’organizzazione democratica del popolo e sulla sua autorità decisionale. La costituzione del KCK propone un nuovo strumento che supera la mentalità di stato nelle relazioni sociali. A tale riguardo, il confederalismo democratico, che costituisce l’idea fondamentale dell’organizzazione del KCK, è valido ovunque vivano i curdi. Ciò include l’Iraq, dove i curdi vivono all’interno di una struttura statale federale con diritti costituzionali, incluso l’autogoverno. Nel progetto ci sono due fattori chiave: una concezione della democrazia come potere del popolo, non una forma di governo e lasciare fuori da questa visione lo stato e la nazione. “Il confederalismo democratico è l’organizzazione del popolo, in ogni sfera di vita non statale. Lo sviluppo della democrazia in ogni campo della società e della vita. Corrisponde al restringimento dello stato esistente in tutto il mondo e alla tendenza della società a organizzarsi al di fuori dello stato per organizzare la propria vita. … Anche se lo stato lo ostacola, il Movimento per la libertà curdo eserciterà il suo legittimo diritto di organizzarsi democraticamente fino alla fine. Sicuramente non abbandonerà questo obiettivo dicendo: “Lo stato sta mettendo ostacoli”. Di conseguenza, mentre la repubblica democratica è un progetto di riforma per uno stato, il confederalismo democratico e l’autonomia democratica sono al di là dello stato e comprendono un’idea politica senza lo stato. Pertanto, il progetto del confederalismo democratico è collegato al progetto della repubblica democratica e, secondo Öcalan, un Kurdistan libero può nascere solo in un Medio Oriente democratico (ad esempio 34-5;).

Abbiamo accennato al fatto che, seguendo la linea di sviluppo nel pensiero di Öcalan, questi tre concetti interconnessi (repubblica democratica, confederalismo democratico e autonomia democratica) hanno un’importanza centrale. In tutti questi progetti il concetto di democrazia ha un’importanza cruciale. La concezione della democrazia si è evoluta in una democrazia più radicale dalla contraddizione tra le tradizioni democratiche e repubblicane. Per il PKK, la democrazia è l’antidoto alla struttura centralista della Repubblica turca basata sullo stato nazione e sulla versione francese del secolarismo. L’idea più fondamentale di questo approccio è: “La centralizzazione ha ucciso la democrazia”. Le principali differenze tra il progetto democratico-repubblicano e il confederalismo democratico/l’autonomia democratica sono che l’obiettivo del primo è la definizione di stato e di cittadinanza, mentre gli altri due si concentrano sullo sviluppo di un’alternativa allo stato e sul fatto che il popolo costruisca la propria organizzazione. L’argomento su cui ci soffermeremo qui è lo sviluppo di alternative allo stato. Invece che guardare ai progetti del confederalismo democratico e dell’autonomia democratica come potenzialmente contraddittori per quanto riguarda una prospettiva organizzativa, sarà più appropriato considerarli insieme come strategicamente armonizzanti. Tali progetti forniscono una direzione politica alla lotta di oggi ovunque il movimento del PKK sia attivo, in primo luogo tra i curdi in Turchia. Questo cambiamento paradigmatico che il movimento del PKK ha attraversato durante il XXI secolo ha dato un grande contributo ai pensieri politici radicali per quanto riguarda una grossa differenza nell’approccio ai tre aspetti fondamentali della politica: lo stato, la classe e il partito e ‘la politica non statale, l’organizzazione politica al di fuori del partito e i temi politici al di fuori della classe’. Dal punto di vista del PKK questo ha significato riformarsi con una serie di trasformazioni. In queste trasformazioni, i cambiamenti radicali fatti dal PKK su una serie di punti fondamentali come il diritto all’autodeterminazione, la nazione, la liberazione nazionale, la violenza e le donne sono particolarmente sorprendenti.

Il principio di autodeterminazione delle nazioni, che è stato formulato per la prima volta nel primo quarto del XX secolo, ha lasciato il segno nel secolo scorso. Le forme di autodeterminazione espresse sia dal leader statunitense Woodrow Wilson, sia dal fondatore dell’Unione Sovietica Lenin, sono diventate un elemento fondamentale delle lotte di liberazione di molte persone e una parte inalienabile del diritto internazionale. Tuttavia, ciò che non va dimenticato è il fatto che l’autodeterminazione è, prima di tutto, un principio di azione definito come politico. Quindi, quando il Presidente degli Stati Uniti Wilson annunciò questo principio al Congresso l’11 febbraio del 1918, egli enfatizzò apertamente che: “L’autodeterminazione non è una mera frase. È un principio imperativo di azione che gli statisti d’ora in poi ignoreranno a loro rischio e pericolo.” Pertanto il PKK, il cui nucleo è emerso dalla prima metà degli anni ’70 in poi, ha affrontato il principio di autodeterminazione come principio imperativo di azione, poiché il popolo curdo è stato privato di tutti i diritti e le libertà fondamentali e condannato nella propria terra a una mancanza di status, anche sotto il dominio coloniale. Negli anni ’20 i territori in cui vivevano i curdi furono divisi tra 4 stati-nazione (Turchia, Iran, Iraq e Siria) e le varie politiche coloniali imposte da questi stati significarono la rovina per il popolo curdo. Abdullah Öcalan lo ha espresso nel modo seguente: “Di conseguenza, la terra dei curdi fu divisa e i curdi furono costretti a sottomettersi alle politiche di negazione degli stati e al contrasto della propria volontà politica. Le loro realtà sociali furono fatte a pezzi e perdettero la loro personalità. Per soddisfare i loro bisogni economici furono costretti ad abbandonare la loro identità e per essere in grado di recuperare la loro esistenza culturale e ideologica basata sulla loro identità vennero privati dello status legale e delle opportunità educative contemporanee. La negazione della loro identità ha messo in discussione la loro capacità di vivere una vita libera”. (A. Öcalan, La questione curda e la soluzione della nazione democratica, Mezopotamya Yay., Sf. 226). In questo contesto il PKK ha adottato come guida il diritto all’autodeterminazione del popolo curdo come principio imperativo fondamentale di azione. Naturalmente, la concezione e l’applicazione di questo principio è stata pesantemente influenzata dalle caratteristiche ideologiche, politiche e sociali dell’epoca. Dopo la seconda guerra mondiale, le lotte di liberazione nazionale intraprese in un sistema bipolare, in primo luogo in Vietnam e in Algeria, hanno portato la maggior parte delle ex colonie a raggiungere l’indipendenza. Questo ha profondamente influenzato il mondo degli anni ’70. Abdullah Öcalan in seguito ha dichiarato quanto segue in merito: “In quel periodo (dagli anni ’50 agli anni ’70), quando le lotte di liberazione nazionale raggiunsero il picco e la maggior parte di queste portò a stati separati, questo divenne un modello quasi unico. Infatti, il principio del diritto all’autodeterminazione delle nazioni fu espresso per la prima volta dal presidente degli Stati Uniti Wilson dopo la prima guerra mondiale ed era strettamente legato alle politiche egemoniche degli Stati Uniti. Lenin, per non rimanere indietro rispetto a Wilson e ottenere il sostegno delle nazioni oppresse e dei popoli colonizzati, radicalizzò lo stesso principio e lo ridusse a fondare uno stato indipendente. Iniziò così una gara tra i due sistemi”. (Kürt Sorunu ve Demokratik Ulus Çözümü, sf. 271-2). Il PKK si è avvicinato al concetto di autodeterminazione nel quadro dell’interpretazione del socialismo reale in quel momento, sostenendo il modello della fondazione di uno stato. 

Tuttavia, dall’inizio degli anni ’90 in poi, la messa in discussione e la critica di Öcalan prima dell’interpretazione del socialismo reale e, in seguito, dell’ideologia dello stato-nazione nei primi anni del nuovo millennio, hanno dimostrato un radicale rinnovamento dell’approccio del PKK. Oggi l’autodeterminazione per il PKK è ancora un principio imperativo di azione, ma il modo per realizzarlo non è quello di fondare uno stato, ma di applicare il principio dell’autogoverno a tutti i livelli. L’interpretazione dell’autonomia democratica costituisce il quadro fondamentale di questo autogoverno. I risultati di questa linea – che si fonda sul fatto che i curdi determinino il proprio destino sulla base del principio di autogoverno senza tendere a stabilire uno stato separato, ovunque vivano, prima di tutto in Turchia, Iraq, Iran e Siria – sono emersi chiaramente con gli sviluppi in Iraq e in Siria, nel cuore del Medio Oriente. Di conseguenza, il PKK ha ribaltato l’argomentazione di Lenin secondo cui “sarebbe errato portare una diversa interpretazione del diritto all’autodeterminazione divisa dal diritto all’esistenza di uno stato separato”, dicendo che sarebbe ugualmente sbagliato guardare al diritto all’autodeterminazione come se non contenesse altro significato oltre a quello del diritto di uno stato separato ad esistere. Questa visione è anche corroborata in analisi storiche dello stato moderno come un progetto borghese. (Karasu, 2009). Di nuovo, collegato a questo, anche il concetto di nazione del PKK è stato radicalmente rinnovato. A metà degli anni ’70, quando il PKK si andava formando, la maggior parte dei movimenti socialisti e di liberazione nazionale era influenzata dall’ideologia dello stato-nazione, accompagnata dalla più rigida definizione di nazione espressa da Stalin. La famosa frase di Stalin, “le nazioni hanno una lingua, un territorio, una vita economica e una cultura comuni” è stata anche il punto di partenza per il PKK. Con il nuovo paradigma Öcalan lo ha criticato apertamente, sviluppando la definizione di nazione democratica: “Prima di tutto è necessario sottolineare che non esiste solo una definizione di nazione. Quando viene fondato uno stato nazionale, la definizione più generale è lo stato-nazione. Se l’elemento unificante è l’economia, allora è possibile chiamarlo mercato-nazione. La generalizzazione secondo cui una nazione comprende lingua, cultura, mercato e storia comuni non può essere fatta, cioè, non è possibile assolutizzare una singola interpretazione di nazione. Questa interpretazione della nazione che è stata anche adottata dal socialismo reale è contraria alla nazione democratica. Questa definizione, sviluppata da Stalin in particolare per l’Unione Sovietica, è stata una delle ragioni principali del crollo dell’Unione Sovietica. Finché questa definizione di nazione, che è assolutizzata dalla modernità capitalista, non viene trascesa, la risoluzione delle questioni nazionali continuerà ad essere in un vicolo cieco. Il fatto che le questioni nazionali continuino ancora in maniera estremamente grave dopo trecento anni è strettamente legato a questa definizione insufficiente e assoluta” (2012,432).Secondo Ocalan: “Per quanto riguarda la nazione democratica, è una società mutualistica fondata dalla libera volontà di individui e comunità liberi. La forza di unione nella nazione democratica è la libera volontà degli individui e dei gruppi che decidono di stare nella stessa nazione” e aggiunge: “La definizione di nazione democratica esprime una vita comune nella solidarietà di cittadini pluralisti, liberi e uguali, non legati a rigidi confini politici, a una sola lingua o religione o a un’unica interpretazione della storia. Una società democratica può essere realizzata solo attraverso un tale modello di nazione”(432).L’approccio alla violenza, il cui utilizzo strategico e tattico è sempre stato una pietra miliare nella lotta del PKK, ha subìto anch’esso un cambiamento radicale. All’inizio l’approccio del PKK alla violenza, definita “l’ostetrica di una nuova società”, era un classico marxista. Nel lungo processo di rivolta, la violenza, sotto forma di guerriglia, è stata una tattica fondamentale della lotta. Nel tempo la violenza ha assunto anche un significato fanonista, acquisendo un carattere esistenziale e il ruolo di liberatore sociale e individuale. Tuttavia, nel nuovo paradigma il PKK non prevede un ruolo per la violenza oltre il contesto della legittima difesa personale (Strategia di legittima difesa, 2004). 

La forma più grave di dominio. 

Oggi sia lo stato, sia la sua versione da modernità capitalista, lo stato-nazione, vengono seriamente messi in discussione. Si riconosce che lo stato nazione non giova all’umanità e ai popoli e contiene addirittura al suo interno un carattere genocida che prepara il terreno per la scomparsa di diverse culture e identità. Nel contesto dello stato-nazione, l’imperativo capitalista del massimo profitto e la modernità capitalista, così come hanno portato al dolore della prima e della seconda guerra mondiale, hanno commesso tanti crimini contro l’umanità quanti ne sono stati commessi in tutta la storia dell’umanità. L’evidenza più lampante di ciò è la scomparsa, o l’essere stati portati sull’orlo della scomparsa, di gruppi etnici e di fede che vivevano in Medio Oriente fino a 200 anni fa. I popoli armeno e assiro-siriaco sono stati decimati a causa di questa mentalità. Anche i curdi sono stati portati sull’orlo della distruzione sotto il dominio degli stati-nazione. Aleviti, yazidi, drusi e altri gruppi religiosi sono stati cacciati dalle loro terre per effetto di questa interpretazione. Lo stesso è accaduto ai popoli circassi che furono espulsi dalle montagne del Caucaso. I mali dello stato-nazione sono troppo numerosi per poterli contare. Tuttavia non si tratta solo dello stato-nazione della modernità capitalista, ma tutti gli stati sono diventati troppo duri da sopportare per l’umanità. I primi problemi sociali sono iniziati con il dominio maschile sulle donne e con le persone gerarchicamente superiori che stabilivano il proprio dominio su altri segmenti sociali e li sfruttavano. Dopotutto, lo stato è stato definito come uno strumento di oppressione delle classi dominanti nella società. Questo non si è attenuato e si è trasformato nella peggiore forma di dominio del presente. Lo stato-nazione è diventato la forma peggiore di dominio. Ha assunto le caratteristiche di una sfera di dominio e sfruttamento dell’intera società, con confini, come il capo di una fabbrica circondata da mura. Mentre in passato gli stati rappresentavano solo il dominio politico, nell’epoca capitalista si sono trasformati in un dominio totalitario che cerca di governare l’intera società e di spingersi fino a dominare le cellule stesse della società. Con il sistema dello stato dominante che intensifica i problemi sociali, lo stato e il governo hanno iniziato a essere messi ancora più in discussione. In passato gli anarchici si opponevano allo stato come origine di ogni male, sviluppando gradualmente soluzioni ideologiche, politiche e paradigmatiche su basi sistematiche e storiche. Al giorno d’oggi lo zenit delle analisi riguardanti lo stato e il governo è rappresentato da quelle che sono state formulate da Abdullah Öcalan. La differenza più significativa di Öcalan è la profondità che ha raggiunto nell’analisi delle donne e dello stato. Ha anche sottoposto il capitalismo e lo stato-nazione ad un’analisi completa. L’analisi di Öcalan delle donne, in particolare, è di grande valore, poiché ha approfondito tutte le altre analisi e le ha aiutate a raggiungere il loro vero carattere.

Più democrazia c’è, meno stato c’è: il sistema confederale democratico.

Il governo e lo stato sono in sostanza concentrazione e intensificazione del potere, centralizzazione. Sotto questo aspetto, sono fattori che si oppongono alle persone. In questo senso, non ci possono essere uno stato e un governo che appartengano al popolo. Il governo e il popolo non devono essere confusi. Un governo popolare è la democrazia. Cioè, non una concentrazione e un’intensificazione del potere – in cui questo e le possibilità siano concessi solo a certi ambienti – ma con il potere che va alla base, al locale, che appartenga al popolo. La democrazia e lo stato possono coesistere per un certo periodo in accordo, ma sono due cose opposte. C’è una formula, una dialettica, che dice: più stato c’è, meno c’è democrazia. Più democrazia c’è, meno stato c’è. Persino nell’età moderna odierna, con gli stati dominanti capitalisti, la diminuzione dello stato viene discussa. Ora siamo in un’epoca in cui si può pensare a una vita senza stato, a una società senza stato, a una vita politica, economica, sociale e culturale senza stato. L’umanità deve trovare un sistema in cui possa essere libera dallo stato che la tiranneggia. Siamo entrati nell’era in cui possiamo pensare e vivere senza uno stato. Anche se le persone potessero trovare un accordo con lo stato ancora per un po’, devono raggiungere un sistema politico, sociale, culturale ed economico che non abbia uno stato. Non è destino vivere sotto un sistema statale, poiché la democrazia esprime la trascendenza dello stato. Oggi, il sistema alternativo allo stato è un sistema confederale democratico basato su una società democratica organizzata. Il popolo può governarsi in un sistema confederale democratico senza essere esposto allo sfruttamento e all’oppressione. Un sistema democratico può stabilire un’amministrazione democratica. Questo può anche essere definito un’autorità democratica. In questa autorità non c’è oppressione o sfruttamento, ma c’è la realtà di un sistema democratico confederale e di un governo basato su una società democratica. Lo stato appartiene ai governanti, mentre il confederalismo democratico è il sistema popolare. Gli stati ora significano crisi, caos, rovina e infelicità per l’umanità. È necessario essere liberi da questa calamità. Se vivere sotto lo sfruttamento e l’oppressione non è nella natura degli esseri umani, in tal caso né lo stato né la sua bandiera possono rappresentare il popolo e la società.

Öcalan ha esposto il confederalismo democratico basato su una società democratica organizzata come alternativa allo stato per tutte le società, non solo per il popolo curdo. Questo è un sistema creato dalle differenze stesse, contrariamente a uno stato-nazione che crea una singola identità. Tutte le differenze possono raggiungere la libertà con la propria identità all’interno del sistema confederale democratico. Sotto questo aspetto il confederalismo democratico è il sistema della vita libera per tutti i popoli e le comunità. Possiamo anche chiamarlo democrazia completa. Non può esserci vera democrazia in nessun sistema statale. Come si può parlare di democrazia reale e completa dove ci sono dei governanti?

Il tempo dei popoli.

Il confederalismo democratico è un’alternativa allo stato. Se diciamo che il tempo e l’era dei popoli sono arrivati, significa che è arrivata l’era del confederalismo democratico. Con uno stato non ci sarà né democrazia, né socialismo. Uno stato non può essere estinto con un altro stato. Uno stato può solo essere trasceso ed estinto dal confederalismo democratico. I popoli non possono essere liberati da uno stato e non possono raggiungere la vera libertà e la vita democratica in questo modo. I popoli saranno liberati dal confederalismo democratico. Questa è la linea ideologico-politica di Öcalan, il suo paradigma. Questa è la sua interpretazione della democrazia, della libertà e del socialismo. Al di fuori del confederalismo democratico non può esserci il governo popolare. Da questo punto di vista i popoli non possono difendere lo stato.

Fonte https://komun-academy.com/2018/06/27/the-new-paradigm/

 

Valentine aka Fluida – Francesca V.

 

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